| Mauro Soldati risponde alla mia lettera aperta |
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| Scritto da Administrator | |
| domenica 31 gennaio 2010 | |
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Caro Beppe,nella mia risposta alla tua “lettera aperta” mi perdonerai il ritardo (forse un po’ strumentale non verso di te, ma verso le “ricorrenze”, che sembrano davvero l’occasione per non permettere di “guardare avanti”, visto la “capacità” che hanno gli ex nel Pdl nell’utilizzare la loro storia a seconda dell’opportunità o dell’inopportunità e per alimentare polemiche sulla figura di Craxi, stando però ben attenti a non rivolgersi alla Lega e “AN”, che su tangentopoli fecero e dissero di tutto, mentre oggi siedono ridenti, insieme, tra i banchi del governo), e le lunghe parentesi personali, ma credo siano fondamentali per spiegarti lo stato d’animo col quale nei prossimi giorni chiederò un incontro al Circolo Archinti di Lodi, come inviti tu e come hanno chiesto molti altri in questi giorni in cui è ricorso il decennale della morte di Craxi.Tale incontro era già previsto nell’avvio della nuova segreteria provinciale, ma non volevo legarlo ad una ricorrenza, bensì ad un confronto politico. Conosco alcune persone del circolo Archinti, sia personalmente perché sono amici che hanno condiviso con me esperienze amministrative, sia per le loro capacità o per la loro storia.
Veniamo a noi...Io ascolto davvero le Parole di un Presidente della Repubblica (a differenza di altri, siamo un partito che ha rispetto alla massima autorità istituzionale del nostro Stato Democratico, ne conosciamo la storia ed è per questo che portiamo rispetto alle istituzioni), tanto più verso una Persona come Napolitano, che nel scegliere il decennale della morte di Bettino Craxi, ha tutti gli elementi, sia personali, sia politici (vista la sua storia), che istituzionali, per far fare un “passo avanti” al Paese. Sono figlio di quella generazione “impegnata” a sinistra, che si è affacciata alla politica nel pieno dell’inchiesta “Mani Pulite” (nel ’92 avevo 16 anni e seppur la mia attenzione sulla politica stesse crescendo, il mio “mondo” era altrove). La mia percezione, che nasceva dalla stampa, dalla TV, da discussioni al bar o a scuola, era quella di un senso di rivalsa. Intorno a me sentivo un sentimento netto verso il PSI: di uso di mezzi illeciti, di arroganza, di tradimento a sinistra. Il mio “impegno” inizia nella Sinistra Giovanile, ricordo ancora che in uno dei primi incontri a Milano, chiedendo chi fosse quella persona il cui intervento mi era piaciuto, mi dissero sottovoce: “Un giovane laburista, viene dal psi”…tra me e me pensai: “Oh! Finalmente un socialista, vedi che alla fine ci ritroviamo!”. Il mio, era un sentimento di “vicinanza”, che spontaneamente mi colpiva quando sentivo parlare per esempio di “un giovane popolare” o di “un giovane dei verdi”, che sentivo molto “più vicini” di un’alleanza politica, perché lontani dalle divisioni del passato e interessati più a fare qualcosa per il futuro…anche perché la mia generazione va al Primo Voto con le coalizioni “pregoverno”. Con gli studi, l’impegno diretto, il mio giudizio si è fatto più “storico” (è una dimensione personale, perché per un vero giudizio storico, secondo me, dovrà passare ancora del tempo) e ho letto nell’evoluzione delle scelte politiche allora in campo, l’intuizione politica di Craxi come il frutto di un preciso disegno Politico. Craxi, infatti, non si rassegnò alla singolarità italiana, ovvero all’impossibilità di un’alternanza al governo tra destra e sinistra (ad egemonia comunista). L’alternativa di sinistra divenne quindi l’obiettivo del Psi per affermare le proprie idee e valori, e affinché il progetto potesse avere un futuro, fu necessario aprire le ostilità su due fronti: contro la Dc, responsabile della mancata modernizzazione, e contro il Pci, responsabile, per dottrina e prassi, del congelamento di un terzo dell’elettorato. L’anticomunismo del Psi divenne fortissimo e uscì dagli schemi ordinari, finendo col mettere “sotto accusa” l’ideologia, ovvero il “collante” tra militanti comunisti e il suo gruppo dirigente. L’obiettivo era attrarre da un lato l’elettorato moderato, dimostrando che il riformismo offre opportunità migliori in tema di efficienza e sviluppo, e dall’altro dimostrare alla base comunista che solo la scelta riformista è l’alternativa praticabile al regime democristiano: più forte sarà il PSI, più ridimensionata sarà la DC!In tale “fase”, Craxi riuscì a governare il Psi grazie alla sua personalità e capacità, che gli permisero di accentrare potere su sé stesso, e facendo sposare ai socialisti un progetto politico pensato come realistico e radicale, capace cioè di offrire concretezza ai valori della più seria sinistra italiana: quella socialista. E’ quindi riduttivo pensare che Craxi “fece politica” semplicemente in termini di tattica, schieramenti, occupazione di stanza dei bottoni, ma espresse una politica che si proiettava sull’effettiva promozione del benessere, delle libertà, del potere di quanti lavorano e che seppe attirare consensi nella società. Alcuni ritennero traditrici, irresponsabili e destabilizzanti le idee di Craxi, altri si domandarono qual’era l’obiettivo. L’obiettivo di Craxi era la “governabilità” e ciò era possibile solo con il pentapartito, visto che un accordo col Pci l’avrebbe privato delle simpatie moderate per restituirle alla DC. Con il Pci primo partito della sinistra, il Psi avrebbe potuto allearsi a livello nazionale solo per l’opposizione. Una collocazione di entrambi al governo avrebbe richiesto un Psi superiore al Pci per risultato elettorale, almeno fin quando ci si fosse comportati col Pci secondo la logica degli esami che non finiscono mai. Una volta finiti quegli esami, però, la rendita di posizione socialista sarebbe andata in crisi, poiché anche la Dc sarebbe stata “legittimata” all’accordo con i comunisti. Mauro SoldatiSegretario Provinciale PD
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