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Scritto da B.C.   
sabato 14 agosto 2010

 5 Agosto 2010 : Il dibattito nel Pd lodigiano!

Oggi e’ una di quelle giornate in cui potrei soffermarmi su molteplici aspetti, da quelli nazionali a quelli locali.
Ieri abbiamo capito che il Governo Berlusconi non ha più i fatidici 316 voti scontati alla Camera dei Deputati, soglia necessaria per ottenere la fiducia di questo ramo del parlamento, nel contempo si evidenzia la nascita per ora in forma mascherata del terzo polo centrista.
Caro diario, come ti ho già scritto nei giorni scorsi per una persona, che crede nel bipolarismo, tutto ciò non lo porta a compiere salti di gioia.
Ora, anche, per il Pd si apre una fase nuova, con una accelerazione della competizione sia sulla sua sinistra, sia sulla sua destra.
Vedremo che accadrà dopo la pausa feriale,  le elezioni anticipate  mi sembrano uno scenario  non improbabile.
Vorrei, però, tornare ad un livello locale, alle vicende del Pd lodigiano, dopo le divisioni e le polemiche di questo periodo.
Oggi sul giornale locale viene pubblicata una lettera del Sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, su questi avvenimenti.
Contiene elementi riflessione largamente condivisibili, soprattutto ho apprezzato il tono dello scritto e la voglia di  riportare la discussione nel giusto solco, rispetto ai temi che con altri avevamo posto nei giorni scorsi.
Tre sono i nodi centrali del confronto:
quale rapporto deve esistere tra  gli eletti  e il partito.
il ruolo degli organismi dirigenti del partito come luogo in cui affrontare i nodi aperti.
tutte le anime e le sensibilità debbono sentirsi a casa propria nel partito.
Per affrontare questi temi la prima condizione è riaprire i luoghi della politica, in primis l’assemblea provinciale, che non può essere convocata una volta ogni semestre.
Se questi luoghi non fossero stati chiusi, il dibattito si sarebbe svolto in quelle sedi, chi ha il compito di convocarli deve assumersi la responsabilità di averci costretto  a trovare  altri luoghi per esprimere la propria opinione.
La seconda grande questione, che deve essere affrontata, è la piena legittimità di ognuno di  esprimere il proprio dissenso, senza essere individuato come chi  mette  in cattiva luce il supremo valore del partito.
Tutti devono sentirsi a casa propria nel partito, tutte le opinioni sono lecite e sono un arricchimento per la vita della nostra comunità, il segretario provinciale del PD deve essere il primo garante di questa agibilità politica per ognuno.
Caro diario,  il tempo dei silenzi è terminato, torniamo al primato delle idee e della politica.

4 agosto 2010: questa notte ho avuto un incubo!

Non provo tutta la gioia che vedo attorno a me per la nascita della Kadima italiana, ieri abbiamo assistito alla prima prova d’intesa parlamentare, una forza di centro che prefigura la fine del bipolarismo e  il ritorno al gioco dei due forni ( un giorno con la sinistra e l’altro con la destra).

Continuo a pensare che per il paese sia un bene la  “possibile” fine dell’era di re Silvio, attenti però venderà dura la pelle e farà di tutto per portarci alle elezioni anticipate in caso di naufragio del suo Governo, ma non vorrei ritornare ai tempi del proporzionale, delle estenuanti trattative fra i partiti e dei governi, che mediamente rimanevano in carica un anno.

Certamente la legge elettorale va  modificata, perché non tornare al  sistema dei collegi uninominali in vigore sino al 2005 ( il mattarellum)?

Il paese necessità in una epoca come l’attuale di governi e maggioranze solide, di programmi e riforme in grado di far uscire il paese dalla terribile crisi economica, sociale ed istituzionale che attualmente vive, per cui non credo che la medicina sia il ritorno ad un sistema più o meno proporzionale.

Questi erano i miei pensieri prima di coricarmi, poi nel sonno una visione.

Elezioni comunali di Lodi nell’anno di grazia 2014, si confrontano tre schieramenti il centro ( kadima più i cattolici del Pd che hanno aderito a questo progetto), il pdl+lega e uno schieramento di sinistra più o meno riformista.

Risultato del primo  turno, nessun contendente raggiunge il 50%+1 dei consensi, si rende necessario un ballottaggio fra il candidato del centro ( primo classificato ) e quello di pdl+lega.

La sinistra con i resti del Pd diviene marginale e  residuale nello scenario politico locale.

Mi sveglio all’improvviso e mi domando: “ ma siamo sicuri di dover gioire per la nascita del grande centro?”

Caro diario ai posteri l’ardua sentenza.

3 agosto 2010: I nuovi riformisti lodigiani!

Dalla lettura del giornale locale apprendo della nascita di un nuovo movimento “riformista” nel lodigiano in grado di unire

uomini e donne provenienti da varie esperienze e che guardano oltre gli attuali contenitori della politica.

L’idea e’ promossa dal vecchio Cardinale, alias Gian Paolo Colizzi presidente del consiglio comunale di Lodi.

Il movimento sembra guardare con simpatia alla nascitura iniziativa di Massimo Cacciari, che pensa ad una aggregazione di centro in grado di sfidare nel nord l’egemonia leghista.

Un’iniziativa lodevole, che presuppone la fine dell’esperienza bipolare nel nostro paese e la nascita di un nuovo grande centro.

Un tentativo, che scommette sulla fine dell’era d Re Silvio e sul contemporaneo dissolvimento del tentativo di unire la storia dei riformisti italiani in un soggetto politico il PD.

Questo è la vera questione, che si apre con iniziative come quelle annunciate stamani, la fine del progetto del Pd e la scomposizione di questo partito.

Osserverò nei prossimi mesi con attenzione questo tentativo, che si colloca in un solco che non mi appartiene, in quanto ritengo di non potermi mai definire  come collazione politica una persona di centro , bensì, come nella secolare storia del movimento riformista, da Turati in poi, una persona di sinistra.

Ecco il punto, definirsi riformatori oggi non basta, a loro modo anche R.Regan e M. Tacher  lo sono stati, bisogna indicare i contenuti delle riforme da mettere in campo e soprattutto indicare in quale campo si gioca.

Ecco delle prime domande, quindi,  da porre al nuovo movimento:

siete favorevoli o no al sistema bipolare?

quale legge elettorale proponete?

nel campo sociale scegliete il mondo del lavoro o l’idee di Marchionne?

a quale modello di welfare pensate?


Sono queste le questioni su cui si debbono misurare i riformisti di oggi, sul sistema delle regole e sulle grandi questioni sociali aperte nel vecchio continente e nel nostro paese nel tempo della crisi.

Altrimenti definirsi riformisti non serve proprio a nulla.


p.s. essendo stato il vecchio Cardinale uno dei soci fondatori del Pd del lodigiano mi aspetto un intervento in merito del gruppo dirigente del partito dopo questa presa di posizione pubblica. Il silenzio in questi casi è ingiustificato

 

 

 

 


 

 






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