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I conventi sono chiusi! PDF Stampa E-mail
Scritto da l'abate Busone   
domenica 30 maggio 2010

 

Piove da giorni sulla grande pianura, l’abate osserva dall’alto dell’eremo il susseguirsi degli avvenimenti, pensa con profonda tristezza al declino del suo amato paese nel quale vengono a meno diritti fondamentali come il lavoro e la libera informazione.

Per anni abbiamo lasciato senza voce e rappresentanza chi lavora, ora pochi levano la loro voce in nome della dignità  e dei diritti degli operai, una categoria sociale rimossa dal vocabolario dal vocabolario in nome della globalizzazione e della modernità.

Abbiamo perso la nostra ragione sociale, poi ci meravigliamo  del declino del nostro schieramento e della crescita del consenso al condottiero di Gemonio.

Nel frattempo nell’amato borgo i conventi sono chiusi, si aprono in occasione delle campagne elettorali ( dei piccoli comitati elettorali ), poi si eleggono organismi, che non si riuniscono mai e non discutono di nulla.

Un senso di inutilità aleggia su questi luoghi.

Non un confronto, non uno scambio di idee,  il senso di comunità viene e a meno, ognuno recita in privato i  vespri e pensa al proprio  futuro.

Che delusione in questo modo non si crea nessun futuro per l’amato ordine,  tanti fratelli e sorelle delusi hanno deciso di abbandonare l’ordine in questi anni in attesa di tempi migliori.

Quante energie, quante risorse e capacità  non utilizzate là nella grande pianura dove scorre l’amato fiume.

Nessuno, poi, deve stupirsi se pochi fratelli e sorelle partecipano alle iniziative indette, se viene a meno la voglia di esserci per poi essere scordati il giorno dopo.

La comunità si costruisce nella partecipazione, nel coinvolgimento di tutti nelle decisioni, nella capacità di far sentire tutti a casa, nel rispettare l’opinione e il pensiero di ciascuno, non con il fastidio verso coloro che hanno un opinione diversa.

Nel frattempo il vecchio Cardinale si gode il successo nel palazzo cardinalizio, osservando  la strisciante lotta per la futura successione al giovane Sindaco.

I contendenti più o meno noti si posizionano, cercano nuove alleanze, scrutando  le mosse altrui.

Sarà una lunga competizione, chissà chi avrà maggiore competizione nel tessere la tela.

L’abate osserva il tutto con  grande distacco, pensa  che dopo i mesi della calura verrà il tempo per nuovi luoghi, nuovi incontri con uomini e donne liberi e disponibili ad un nuovo cammino.

Quello sarà il tempo in cui lasciare l’eremo e tornare nell’amato borgo.


L'abate Busone





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